Cos’è l’Approccio Cognitivo – Zooantropologico agli Equidi?

Comprendere la mente per costruire relazioni

Negli ultimi decenni il modo di considerare gli equidi è cambiato profondamente: non più “oggetti” o semplici esecutori di comandi, ma soggetti dotati di mente, emozioni, motivazioni e capacità di apprendimento.

L’approccio cognitivo-relazionale nasce proprio da questa consapevolezza: ogni intervento educativo, istruttivo o riabilitativo deve partire dalla comprensione dei processi mentali e dalla qualità della relazione.

Che cos’è l’approccio cognitivo-zooantropologico?

L’approccio cognitivo-zooantropologico non è un metodo addestrativo nè tantomeno una tecnica, ma un vero e proprio cambio di paradigma che descrive il modo di avvicinarsi agli equidi e di considerarli.

Si tratta di un modello che integra:

  • Etologia → conoscere i bisogni specie-specifici
  • Scienze cognitive → comprendere percezione, memoria, motivazione, apprendimento
  • Teoria della relazione → riconoscere il ruolo dell’interazione sociale sia intra-specie (con i propri simili) che inter-specie (in particolare con l’essere umano, da qui zoo-antropologica)

Secondo questo approccio l’equide non è visto come un sistema di stimolo-risposta, ma come un individuo che:

  • interpreta il mondo
  • formula aspettative
  • apprende per esperienza
  • costruisce legami
  • sviluppa rappresentazioni

Le basi scientifiche
Le neuroscienze mostrano che il provare emozioni e l’avere motivazioni e aspirazioni che guidano le scelte, così come possedere una personale visione e rappresenztazione del modo sono tutti elementi che fanno parte della cognizione e che abbiamo in comune con tutte le specie di equidi.
Le emozioni, in particolare:

  • orientano l’attenzione
  • modulano la memoria
  • influenzano la capacità di apprendere

Ad esempio, un soggetto iper-eccitato fatica a comprendere la realtà che lo circonda e le nostre richieste, a negoziare, a modulare il comportamento e ad apprendere in modo flessibile.

Un animale in stato di calma regolata mostra invece maggiore disponibilità cognitiva.

Avere un approccio cognitivo-relazionale agli equidi significa prima di tutto riconoscerne la soggettività e comprenderne e rispettarne la differente cognitività.

In pratica, questo consiste nell’attivarsi perchè siano soddisfatti i requisiti di benessere specie-specifico,

  • favorendo la possibilità di esprimersi e tenere aperto un dialogo con noi
  • evitando coercizione e sovrastimolazione
  • sviluppando motivazione e curiosità
  • lavorando sulla calma come prerequisito
  • stimolando un apprendimento progressivo

La relazione è il vero “setting educativo”.

Differenza rispetto ai modelli tradizionali

Modello tradizionaleApproccio cognitivo-zooantropologico
Controllo del comportamentoComprensione delle motivazioni
Correzione dell’erroreCostruzione della competenza
Focus sull’obbedienzaFocus sulla relazione
Stimolo → rispostaInterpretazione → scelta → risposta

Verso una nuova cultura dell’approccio agli equidi

Adottare un approccio cognitivo-relazionale significa – per dirlo con un’immagine efficace – passare da:

“Come faccio a farlo smettere?” a “Cosa sta cercando di comunicarmi?”

Reciprocazione è la parola chiave per comprendere questo approccio.

Nel paradigma cognitivo-zooantropologico la relazione non è un semplice contatto funzionale, ma uno spazio di co-costruzione. In questo spazio, la reciprocazione rappresenta il principio dinamico che rende possibile l’incontro tra specie diverse.

Non si tratta di “ricambiare” in senso morale umano, ma di un processo più profondo:
ogni soggetto coinvolto influenza ed è influenzato, modifica e viene modificato. I soggetti vengono biologicamente trasformati dal processo relazionale.

La relazione come scambio trasformativo.

In ottica zooantropologica, la reciprocazione è:

  • scambio
  • regolazione emotiva bidirezionale
  • adattamento comportamentale reciproco
  • costruzione progressiva di aspettative condivise

-> Non è simmetria perfetta, ma interdipendenza attiva.

Dal punto di vista cognitivo, la reciprocazione implica:

  • Percezione dell’altro come soggetto e non come oggetto
  • Capacità di leggere segni (postura, tensione, ritmo) e segnali (richieste, comunicazione)
  • Anticipazione delle intenzioni e modulazione del proprio comportamento in risposta

Ecco che il cavallo, l’asino o il mulo non sono più esecutori passivi di comandi, ma diventano veri e propri partner capaci di

  • interpretare il mondo in cui sono immersi
  • operare delle scelte consapevoli
  • negoziare con noi
  • apprendere dall’interazione con l’essere umano

La zooantropologia considera l’animale come portatore di alterità, non come strumento.

La reciprocazione diventa così il ponte che consente:

  • il riconoscimento dell’altro
  • la costruzione di un ruolo relazionale
  • lo sviluppo di competenze interspecifiche
  • la crescita identitaria reciproca

Nella relazione autentica, entrambi i soggetti cambiano e si cambiano reciprocamente, come una torta che si crea mescolando insieme gli ingredienti.

Articolo scritto da Laura Ascione – Docente in Equinofilia